Rosa

Il coraggio della verità, racconto breve

il coraggio della verità racconto online

Questo racconto puoi trovarlo anche in formato audio su Spreaker e Spotify, ma non solo. Leggi qui e poi se ti va ascoltalo.

La crisi del settimo anno. Non ci avevo mai creduto. E perché avrei dovuto? Si trattava solo di sciocche dicerie messe in giro da qualcuno che voleva giustificare lo sfasciarsi del proprio matrimonio, dopo qualche anno di convivenza. Ero convinta che a me non sarebbe mai capitato.

Amavo Davide da anni. Sposarsi era stata un’idea comune, l’epilogo felice del fidanzamento e l’inizio della nuova vita da marito e moglie. La cerimonia, il ricevimento, il viaggio di nozze, tutto era stato perfetto. Anche la nostra vita a due nella nuova casa, un appartamentino che avevamo acquistato grazie ai risparmi e a un consistente mutuo, ma ne eravamo felici.

Tutto ciò che volevo era rinchiuso in quelle mura. Lo era stato per anni, poi però qualcosa era cambiato. Non sapevo se in me, in lui, o in entrambi. Avevo sentito spesso dire che l’abitudine è la tomba dell’amore, ma per me si trattava solo di uno sciocco luogo comune, convinta com’ero che per noi non sarebbe stato così…

Quando un modo di dire non fa parte del tuo orizzonte mentale non ci presti attenzione, come se fosse espressione di un mondo che non ti appartiene. Ma se accade qualcosa che sovverte le tue certezze, dubiti anche di quel che prima davi per scontato. E tutto cambia.

Sì, perché dopo sei anni di matrimonio, la mia vita coniugale con Davide si era appiattita, la routine quotidiana aveva spento la passione e non avevamo più stimoli. Passavamo il tempo perlopiù chiusi in casa, e se proprio uscivamo era con le solite persone di sempre, per fare le solite cose di sempre.

Sì, mi annoiavo. Era un dato di fatto che non potevo negare.

“Devi trovarti qualche cosa da fare, un’attività che ti impegni il tempo quando Davide non c’è. Aspettarlo a casa non ti aiuta” mi disse Anna, la mia migliore amica, quando le confidai il mio malessere.

“Non so…”

“Se tu avessi qualcosa da fare che ti piace e ti diverte, torneresti a casa più serena di adesso che passi ore ad aspettarlo.”

Arrivavo sempre a casa qualche ora prima di mio marito. Riordinavo, facevo i mestieri, preparavo la cena e lo aspettavo. In effetti in questo non c’era nulla di eccitante. All’inizio del matrimonio non faceva tardi tanto spesso e io ero ben lieta di preparargli deliziosi manicaretti. Adesso però, era divenuto noioso, snervante, passare tutte le sere nell’attesa.

“Iscriviti in palestra.”

“Lo sai che non mi piace praticare sport” risposi seccata.

Anna sbuffò. Sarebbe stato più difficile di quanto pensasse. Continuammo a percorrere strade alternative, poi mi venne l’idea. Visto che sapevo benissimo il francese acrei potuto magari trovare un lavoretto extra per impegnare il tempo, ma anche per mettere via un gruzzoletto per una vacanza.

L’idea mi piacque così tanto che decisi di acquistare un computer.

“Lo usi già tutto il giorno in ufficio” aveva protestato Davide. Gli avevo spiegato che così, nelle attese, avrei potuto trovarmi qualcosa da fare a casa. Oltre al miraggio di un viaggio, c’erano anche altri risvolti. Un giorno Davide e io avremmo avuto dei figli e, se mi fossi trovata un lavoro che si poteva svolgere a casa, avrei potuto occuparmi dei miei figli senza dover ricorrere a mia madre o a mia suocera.

Con quell’idea andai insieme a lui ad acquistare un personal computer, una cosa normale, niente di esagerato o troppo costoso. Mi feci configurare sia la posta elettronica che internet e Fecebook. Anna, infatti, mi aveva detto che spesso si riusciva a trovare lavoro proprio grazie ai contatti nei social network.

Nelle settimane seguenti fui tutta presa dal mio computer. Imparai persino a chiacchierare virtualmente, scrivendo messaggi ad una carissima amica che abitata a centinaia di chilometri da me. Avevo la sensazione eletrizzante che il mondo si fosse improvvisamente rimpicciolito!

A poco a poco, grazie a quel computer, mi creai una nuova vita. Conobbi persone, nuove amiche, nuovi amici. Un mese dopo ebbi il mio primo contatto di lavoro. Niente di particolarmente impegnativo, ma avevo messo online il mio profilo e mi ero offerta come traduttrice.

“Sono contento” mi disse Davide quando entusiasta gli raccontai aver trovato un lavoretto “Speriamo solo che non sia una fregatura… non si sa mai con questa gente. E poi nemmeno si conoscono…”

Corrugai la fronte. Non avevo preso in cosiderazione quella possibilità. Sospirai amareggiata e delusa.

“Santo cielo, Giorgia” sbottò Anna quando glielo raccontai “a parte che non hai di meglio da fare, anche se dovesse succedere saranno solo poche decine di euro. Ma se non provi come puoi saperlo? Mi sembra una cautela un po’ disfattista quella di Davide”.

Sì, aveva ragione lei. Provare non mi costava nulla, tanto più che in effetti il lavoro commissionatomi forse non arrivava nemmeno a duecento euro. Dovevo solo fare una prova e stare a vedere. Davide non espresse altri giudizi, ma neppure sembrava molto interessato alla cosa. A volte mi pareva proprio che iniziassimo a viaggiare su due binari differenti, anche se paralleli.

Era sempre impegnato con il lavoro, voleva fare carriera e lo capivo, anche se … non c’è solo questo nella vita.

“Senti Giorgia, dovresti parlarne con lui” mi consigliava la mia amica “se non vi spiegate apertamente è difficile che possiate capirvi”.

Era vero, ma che avrei dovuto dire? Quando certe sere iniziavo a intavolare discorsi Davide sembrava completamente assente. Da un lato la cosa mi preoccupava, dall’altro mi lasciava indifferente. Era così che ci si sentiva dopo anni di matrimonio? E se fossimo andati avanti, tra dieci anni come ci saremmo sentiti?

Non potevo credere fosse tutto lì. Ero confusa. Non sapevo come affrontare la cosa, come reagire, non mi aspettavo certo di sentirmi in quel modo. E la vita inevitabilmente va avanti, non si ferma soltanto perché sei confusa e non sai cosa fare. I giorni passano, le situazioni cambiano, il mondo si trasforma attorno a te.

La mia vita un giorno dopo l’altro si modificava. Quel lavoretto andò bene e me lo pagarono attraverso pauPal, un metodo di pagamento virtuale. Ero entusiasta e quella sera comperai una torta per festeggiare. Davide era particolarmente di buonumore e mi fece i complimenti. Per una sera non fu assente e io ritrovai un po’ l’affetto nei suoi confronti.

Fu però un episodio isolato. Davide aveva un'”amante” e io non potevo fare molto per catturarlo e riportarlo a me. Sì, ormai ne ero consapevole: il suo lavoro veniva prima di tutto. Spesso diceva che lo faceva per noi, per me, perché un domani… chissà. Io ero convinta lo facesse per se stesso e basta. Ogni tanto mi faceva contenta, ricasava prima, ma poi passavamo la serata a guardare la televisione, in silenzio. Sembrava non avessimo più niente da dirci.

Fu in quel periodo difficile che in chat conobbi Bruno, un uomo affascinante. Cominciammo a chiacchierare chattando, raccontnadoci prima cose generali sulle nostre vite, poi piano piano fatti sempre più personali, anche se non proprio intimi. Mi piaceva moltissimo parlare con lui, non vedevo l’ora di arrivare a casa la sera per stabilire il contatto. Finimmo anche per farci delle video chiamate.

Era bellissimo. Aveva una voce che mi dava i brividi. Quanto a mio marito, non era cambiato. Preso com’era dai suoi pensieri di lavoro, nemmeno di era accorto del mio cambiamento. Io mi allontanavo e lui era troppo impegnato a seguire la sua carriera, il suo sogno di gloria.

“Ti stai innamorando di un uomo che nemmeno conosci” cercava di mettermi in guardia Anna.

Io negavo, ben sapendo che non era la verità, Bruno mi piaceva moltissimo, anche troppo. Era un bell’uomo con cui mi trovavo benissimo. Mi piaceva fisicamente. Ormai avevamo preso l’abitudine di farci videochiamate almeno due o tre volte la settimana.

Anna era molto preoccupata. Tentava in tutti i modi di mettermi in guardia dai pericoli di una relazione di quel genere, con un uomo che in realtà non conoscevo nemmeno. Quando le confidai il mio desiderio di incontrarlo andò su tutte le furie.

“Ma sei matta!?!? D’accordo un amore virtuale, ma che nasce, vive e muore all’interno di una chat, ma incontrarvi! E se fosse un maniaco? Una persona malata?”

Le sue mi sembravano solo paranoie. Possibile che non potesse credere che fosse un uomo normale?

“C’è tanta gente strana al mondo. Perché un uomo che non ha problemi dovrebbe passare le sue serate in chat?” mi domandò perplessa.

La fissai stranita. “Per lo stesso motivo per cui le passo io” sbottai di rimando, considerando per la prima volta che anche Bruno poteva essere sposato, come me. Dovevo capire come stavano le cose, pensai. La volta successiva che ci sentimmo glielo chiesi e mi disse di no. A quel punto gli chiesi se gli avrebbe fatto piacere che c’incontrassimo. Io lo desideravo.

La sua risposta negativa mi ferì, ma rese felice Anna. “Ha più  testa di te” affermò la mia amica senza badare troppo ai miei sentimenti, tanto che mi offesi e per giorni non la chiamai. Lei lo fece un paio di volte, ma con una scusa o con l’altra le dissi che non avevo tempo di parlare.

Era la mia migliore amica e il suo comportamento non mi era proprio piaciutol Anzi, di più. Mi aveva resa molto triste. Avevo anche rinunciato a scrivere a Bruno, dopo averlo cercato per un paio di volte e non aver ottenuto risposta. Mi sentito infelice, ero ripiomnbata nella solita, inutile vita, con l’unica diffrenza che avevo dei nuovi amici e un lavoro di traduzioni che andava abbastanza bene.

Il mio umore non era più lo stesso delle ultime settimane, persino Davide se ne accorse, e mi chiese se avessi qualcosa che non andava.

“Tutto come al solito” gli risposi. Che altro avrei potuto fare? Era l’ultima persona con cui desiderassi aprirmi e guardandolo mi resi conto che, Bruno o non Bruno, con lui non avevo nulla da spartire.

Piansi tutta la notte per la delusione,per il fallimento che sentivo addosso, per l’incapacità di tirarmi fuori da una situazione che ormai sentivo pesante. Avrei dovuto fare qualcosa, ma cosa? Ero sola.

Un giorno per strada mi ritrovai davanti Anna. Non avevo molta voglia di vederla, pensavo lo avesse capito visto che non rispondevo alle sue chiamate e non la cercavo più.

“Pensavo fossimo amiche” mi disse perplessa.

Scossi il capo “Beh, io mi aspettavo qualcosa di diverso da una che dice di essere mia amica” replicai infastidita. Non mi aspettavo che si scusasse. Anna mi invitò a bere qualcosa in un bar e accettai. Eravamo state amiche per così tanti anni. mi spiegò che era preoccupata per me e che avrebbe voluto fare qualcosa per me. Bruno secondo lei poteva essere chiunque, non sapevamo niente di lui. Poteva essere pricoloso e io mi stavo fidando di uno sconosciuto. Lo sapevo quante persone venivano adescate in rete?

Sbuffai. “E sei venuta per dirmelo? No perché sappi che hai fatto una strada inutile. Bruno e io non ci parliamo più.”

Ero molto arrabbiata per quel suo modo di fare invadente. Poteva anche essere a fin di bene, però mi infastidiva lo stesso.

Anna mi chiese di nuovo scusa e cambiammo argomento. Chiaccierammo facendo finta di niente, Fra noi non c’era più il solito feeling, anche se ci sforzavamo. Tornai a casa stanca e perplessa. L’appartamento era comunque vuoto, segno che Davide non era ancora rincasato, nonostante l’orario.

Di sicuro non sarebbe arrivato prima delle dieci, come al solito. E io? Gli aavrei tenuto in caldo la cena, sera dopo sera…

Mi guardai attorno delusa e amareggiata. Erano giorni che non accendevo nemmeno il computer. Avevo finito un lavoretto ed ero stata avvisata che per qualche giorno non avrei avuto nulla da fare, così avevo preferito occuparmi d’altro. Quella sera però lo accesi e guardai le mail. Ce n’era una in cui mi si proponeva un’altra traduzione, una della mia amica dell’Elba e, quasi non potevo crederci, una di Bruno.

La aprii per leggerla con trepidazione e alla fine rimasi a fissare lo schermo stordita. Bruno alla fine aveva deciso di drimi la verità. Non si dice “meglio tardi che mai”? Leggerlo non fu per niente piacevole, ma immagino non fosse stato piacevole nemmeno scriverla. Per fortuna ero seduta altrimenti credo sarei caduta.

No. Non aveva una moglie e figli a carico, non era nemmeno un incallito criminale. Non mi aveva mentito su niente, salvo glissare su un particolare. Aveva persino confessato di essersi innamorato di me, ma evitato di dirmi che, a causa di un incidente automobilistico, era costretto a vivere su una sedia a rotelle.

Avrebbe dovuto sottoporsi a delle operazioni e forse sarebbe potuto tornare a camminare, ma non era molto fiducioso. A dire il vero era fermamente convinto del contrario. Per questo si era rifiutato di incontrarmi. Non voleva che lo vedessi in quelle condizioni, che provassi pietà per lui o che smettessi di volergli bene per la sua menomazione.

Gli risposi con un brevissimo messaggio in cui gli dicevo che ero piuttosto sconvolta, non per le sue condizioni, ma per come erano andate le cose. Poi mi accoccolai sul divano e sospirai tristemente. Cosa potevo fare? Rimasi a fissare il vuoto per un tempo indefinibile, poi piano piano il mio animo tormentato si acquietò e io mi addormentai senza nemmeno rendermene conto.

Sobbalzai svegliandomi solo quando sentii la porta d’ingresso aprirsi e richiudersi. Mi ritrovai faccia a faccia con Davide. Aveva l’espressione curiosa di chi si trova di fronte qualcosa di inaspettato.

“Giorgia, che fai?!

“Dormivo, riflettevo…” non sembrò credermi. Gli sorrisi ironicamente “Tranquillo, non sono ancora diventata pazza.” Mi alzai faticosamente, il copro un po’ anchilosato per la posizione scomoda in cui mi ero addormentata e lo guardai sospirando.

Ho lasciato Davide quella stessa sera. Non lo amavo più da tempo e credo fosse lo stesso per lui. Ormai aveva solo un amore e non ero io, era il suo lavoro. Non ha detto quasi niente. Non ho idea di cosa pensasse, di come si sentisse. Mi ha solo chiesto se avessi un altro e gli ho risposto di sì, perché in fondo era vero.

Quella notte ho dormito a casa di Anna, poi la mattina dopo ho scritto a Bruno . Abbiamo deciso di incontrarci comunque. Non mi interessa se non può camminare, voglio solo capire se è la persona che ho conosciuto in chat, perché se è così lo amo, il resto non conta. Solo all’idea mi sento serena… si credo proprio che ce la faremo. Insieme.

 

Questo racconto breve che ho scritto è stato pubblicato nel 2011, sul numero 9 della rivista Le donne raccontano. con lo pseudonimo di Letizia Ghini. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale.

Lascia un Commento

Potrebbe piacerti anche...

Post più popolari