Romanzi

Capitolo 1, al telefono con il mio destino – A kiss for life

A kiss for life di Marina Galatioto

Benvenuta e grazie per esserti registrata. Qui trovi il primo capitolo della storia di Matty e Fede vista, come ti dicevo, dal punto di vista di lui.  Ed è proprio l’inizio, quando Federico telefona, quel famoso venerdì sera in redazione…

Una volta finito di leggere scrivimi nei commenti cosa ne pensi e se sei curiosa di leggere il seguito.

Buona lettura!

Marina Galatioto

 

 

A kiss for life

«Ora mi scusi, ma devo proprio andare. Le assicuro che lunedì risponderemo alla mail di sua figlia come prima cosa» mi risponde la ragazza della redazione.

Julia ha insistito così tanto che ho chiamato, nonostante l’ora. Mi ha risposto questa ragazzina trentenne che mi ha colto di sorpresa.

L’ho trovata intrigante. Non la conosco nemmeno, non so chi sia, eppure è riuscita a catturare la mia attenzione e a farmi intravedere uno sprazzo di colore in un mondo grigio.

Sospiro mentre mi passo le dita tra i capelli. Cristo, si sono ingrigiti così tanto nell’ultimo periodo. E non è colpa di Julia, anche se mi piace dirglielo e ricevere le sue attenzioni.

Adoro mia figlia. A parte il lavoro è l’unica cosa buona che sembra sia riuscito a fare nella vita.

Il fatto che si sposi, devo ammetterlo, mi ha scombussolato. Non che non apprezzi il ragazzo che si è scelta e mi piace persino l’idea di avere dei nipotini, un giorno… ma non oggi.

A spaventarmi è la facilità con cui si sono scelti e hanno deciso di sposarsi. Le ho persino chiesto se è incinta, l’unico motivo che giustificherebbe la fretta.

«Siamo innamorati. Vogliamo stare insieme» mi ha risposto.

Mi chiedo che senso abbia sposarsi di corsa. Andavano a convivere e morta lì. Col tempo avrebbero potuto ufficializzare. Sempre che duri.

Me lo auguro. Alla mia età sono cinico quanto basta per sapere che spesso non è così. Non ho più né l’entusiasmo della giovane età, né tutti quei sogni.

Li ho persi strada facendo.

 

***

 

Purtroppo, Julia non mi dà tregua e appena arrivo a casa mi accoglie con un fiume di domande.

«Quindi non sei riuscito a parlare con qualcuno della redazione? Non avrò le mie scarpe Loubotin?» sbuffa.

«Sono appena rientrato, dammi un attimo di pace» borbotto mentre poso la valigetta e mi tolgo la giacca.

«Ciao Federico» mi saluta Fabienne.

«Ciao»

«La cena è pronta. Potete continuare a parlarne a tavola» dice, e senza aspettare risposta torna in cucina.

Se Julia è l’amore della mia vita, quella figlia che ho desiderato più di ogni cosa al mondo, Fabienne è… non saprei dire, in realtà.

Se stiamo insieme dopo ventisei anni non è certo per amore. Ne siamo consapevoli entrambi.

Ma la vita è così. Si fanno delle scelte, le si portano avanti. Lo si fa per non dare dolori a genitori, figli, per non perdere la stima di amici, clienti, soci in affari. E non so nemmeno bene per che altro.

«Papà? Papà? Mi stai ascoltando?»

Sospiro. «Scusami Julia, mi ero distratto un momento.» replico mentre seduto a tavola fisso il cibo nel piatto che mi hanno servito.

«Quindi? Non sei riuscito a sapere niente delle scarpe?»

Trattengo un sospiro. Pare che queste scarpe rappresentino un problema di portata mondiale, come se l’umanità intera ne fosse convolta.

«Ho parlato con una ragazza, ma era tropo tardi. La redazione è chiusa fino a lunedì. Devi inviare una mail e ti faranno sapere.»

«Allora dovrò aspettare» sbuffa Julia. Quando fa così mi ricorda la bambina di un tempo, con quella smorfia sulla bocca.

Sorrido mio malgrado. Pensare che Fabienne non la voleva. Ricordo quel periodo come uno dei più brutti della mia vita.

Quante litigate, quante discussioni. Alla fine, l’ho avuta vinta, però il nostro matrimonio è andato a rotoli. Fabienne ha fatto la madre, ma Julia si è legata a me molto più che a lei. E anche questo è stato motivo di discordia.

Con gli anni le crepe nel nostro matrimonio sono diventate profondi canyon. Non che il nostro sia mai stato l’amore del secolo o qualcosa di romantico.

Ci volevamo bene, fare sesso non era male. Io ero impegnato a lanciare la mia piccola compagnia, e allo stesso tempo volevo crearmi una famiglia.

Fabienne sembrava incastrarsi perfettamente nei miei progetti, come io nei suoi. Non avevamo mai parlato di figli, ed ero convinto anche lei ne volesse. Solo quando è rimasta incinta di Julia ho scoperto che non era proprio dell’idea.

Non ha mai voluto spiegarmene i motivi, nemmeno quando insistevo nel capire perché volesse sbarazzarsi del bambino. All’epoca non sapevamo ancora che si trattava di una femmina.

«Papà! Continui a distrarti» sbotta mia figlia infastidita.

«Scusa, davvero. È che sono stanco e non riesco a scacciare i pensieri di lavoro» mento.

Lei non sa niente di tutto questo e potrei uccidere chi glielo dicesse. Per fortuna Julia è cresciuta, viziata, ma anche felice e convinta di essere amata.

Penso che Fabienne, con il tempo, sia stata contenta di non aver interrotto la gravidanza, come sono convinto che vorrebbe cambiare le cose, un po’ come me, e che anche lei non sappia cosa fare.

Siamo entrambi intrappolati. Nessuno dei due ha il coraggio di prendere una decisione e andiamo avanti per inerzia.

Non c’è gioia in tutto questo.

 

***

 

È lunedì mattina. Julia è più nervosa di un cavallo in vista di una corsa. Ha anche la testardaggine di un mulo e io sono qui a comportarmi come un’idiota.

Ho chiamato in redazione diciassette volte. Nemmeno fossi uno stalker.

Cazzo. Ci mancava solo questo dannato matrimonio. Ci mancavano solo le scarpe di questo tizio che non so nemmeno chi sia.

Ho perso la pazienza un’ora fa e dannazione, non vedo l’ora di mettere fine a questo strazio.

Sto giusto borbottando tra me quando squilla il cellulare. Riconosco il numero della redazione, ma fingo di no.

«Il dottor Parris?» chiede quella voce familiare. Non so per quale motivo la trovi così interessante. Forse solo perché per la prima volta dopo anni provo curiosità verso qualcosa ed è una piacevole novità.

Rendermene conto però mi indispone.

«È il mio numero, certo che sono io» rispondo.

«La chiamo dalla redazione, ha presente?»

«Finalmente si è decisa, è tutta la mattina che aspetto» provo un sottile piacere nel metterla alle strette.

Ci scambiamo poche parole, poi per sbarazzarsi di me, mi passa al suo capo, che trovo antipatico al primo impatto.

Non mi piace il tono che usa per difenderla, troppo intimo.

Rimango a rimuginarci sopra per qualche minuto, poi ricevo la sua mail e sorrido.

È una ragazzina ed è intrigante.

Non so nemmeno io per quale assurdo e sconosciuto motivo vengo preso dalla voglia di conoscerla.

 

***

A kiss for love – continua…

 

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